Carrara 5 Stelle

Martedì 22 Ottobre 2013 10:54
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Assindustria e politici: ognuno stia nel proprio ruolo.

Leggiamo sulle cronache locali lo stralcio di una nota stampa (tra l’altro non presente sul sito ufficiale) di Assindustria locale sul mondo del marmo a Carrara, in cui si invita a fermare le polemiche e a lavorare “insieme per rafforzare il settore marmo”.

 

Riteniamo più opportuno che ognuno se ne stia nel proprio ruolo: gli imprenditori facciano impresa, le amministrazioni amministrino e i politici facciano politica senza promiscuità a danno della comunità che è quella indifesa dopo che i partiti si sono impossessati delle istituzioni.

 

Sulle ricadute per la città siamo molto perplessi: i dati citati da Assindustria sembrano tirati fuori dal cilindro di qualche illusionista e le uniche vere ricadute per la comunità attualmente sono le polveri di marmo che ancora appestano varie zone del territorio (la Piana a Colonnata, la strada a monte di Miseglia, la Strada dei Marmi, l’area della Gran Bianco, ecc.), l’inquinamento delle sorgenti e i debiti contratti per realizzare la ricordata Strada dei Marmi.

 

Altra lamentela di Assindustria è relativa al gettito del marmo “di cui solo una parte è reinvestita in opere o prestazioni a servizio del settore”. Dimenticano i nostri che la “corresponsione di apposito canone, da destinarsi all'attività estrattiva e alle attività dì supporto della medesima” così come la “durata dì ventinove anni” e la parola “automaticamente” sono stati introdotti nel 2002 dalla amministrazione Segnanini col voto favorevole di tal Angelo Zubbani: un lauto regalo agli imprenditori delle cave, imprenditori che dimenticano il piccolissimo particolare che le montagne sono di tutti e non loro, il marmo è un bene della collettività, quindi devono pagare ciò che sottraggono a tutti. Se gli uomini del monte fossero veri industriali pagherebbero il canone di concessione per ciò che portano via, il ripristino (a fine coltivazione) della cava e gli oneri per la manutenzione delle strade, per la costruzione della Strada dei Marmi e così via, senza scaricare come oggi gli oneri sulla collettività.

 

E non è certo vero che i cittadini di Carrara pagano meno tasse, hanno migliori servizi sociali, strade sistemate e cura dell’ambiente, niente di tutto questo, perché una parte se la riprende il mondo del marmo, l’altra se ne va a sostituire le risorse che non arrivano da altre fonti a tutto vantaggio di altri, una parte se la gestiscono le varie amministrazioni succedutesi, per i loro clientes.

 

Si parla poi di “stringere un patto che faccia perno sulla certezza del diritto e su un congruo arco temporale per la corretta coltivazione delle cave”: sulla durata delle concessioni (che non ci sono) dopo aver fatto introdurre la regola dei 29 anni citata, ci pare ci sia poco da discutere, immaginiamo che qualunque durata, sia essa 10, 15, 20 anni sarà sempre troppo breve. Quanto poi alla certezza del diritto ricordiamo ad Assindustria che le Amministrazioni che si sono succedute in questi circa 20 anni non hanno mai applicato la sentenza 488/95 della Corte Costituzionale, ovviamente per non “inimicarsi” lor signori e permetter loro di sentirsi “proprietari” di cava e di agire quindi di conseguenza. Non dimentichiamo poi i continui ricorsi agli arbitrati, al tribunale e al Tar da parte delle imprese, nonostante gli inverecondi accordi con le Amministrazioni comunali: più che di certezza del diritto c'è da parlare di certezza che il marmo si porta via ad usum fori.

 

Se i toni sono “ostili” è perché lor signori hanno superato ogni limite di decenza, altro che “esame oggettivo dello stato delle cose e scevro di letture ideologiche”, toglietevi la maschera e apparite in tutta la vostra sfrontatezza, a meno che anziché vivere in uno stato di diritto non viviamo in un regime aziendocratico dove appunto gli imprenditori “dettano legge” come del resto vien da pensare leggendo e sentendo in commissione che il dirigente al marmo sta telefonando agli imprenditori coinvolti per sapere se vogliono o meno che il comune applichi la sentenza del TAR: ma in che repubblica viviamo?

 

 

 

Ultima modifica Martedì 22 Ottobre 2013 10:59

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